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l'illusione dell'idea è credere di averla pensata

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sabato, agosto 05, 2006

sado-maso
Erano varie volte che mi passava davanti e, a dispetto della mia evidente insofferenza, palesava una ostentata aria di sufficienza. Nonostante lo trovassi ingiusto, capii che dovevo fare io il primo passo, ma era già il chiaro segno di un mio cedimento. D’altronde non potevo aspettare oltre.
Ripassò ancora, e la fermai: «Non vedi che ho bisogno di te?».
In pochi secondi scorsero attimi interminabili. Lei mi guardò con aria un po’seccata, lieve e spudoratamente falsa, e, senza dire una parola, prese a scrutare il mio corpo.
Fece due passi indietro e, aperto un armadio, iniziò a tirare fuori le sue cose.
«Ti farò male, molto male. Saprai resistere?» disse senza alzare lo sguardo.
«Certo…», ma il lieve ritardo con cui risposi forse tradiva una spavalderia puerile.
Si avvicinò, lenta ma decisa, e mi afferrò il braccio.«Sarà peggio di quello che immagini e sono certa che mi odierai».
Prese fiato e mi guardò fisso. «Sei pronto?»
Incrociai quegli occhi che non mostravano alcuna pietà e per un attimo pensai di aver avuto una pessima idea, ma ormai non potevo tirarmi indietro e comunque sarebbe stato solo un rimandare.«Sono pronto».
Neanche il tempo di pronunciare quelle parole ed un dolore lancinante mi tolse il respiro. Strinsi gli occhi ed i denti mentre le mie carni mi trasmettevano quel bruciore intenso che non è calore. “Sono in un girone dell’inferno” pensai, cercando di distogliere la mente rievocando immagini da Divina Commedia.
«Lo so che mi odi, ma devi resistere». Non riuscivo a capire se stavano passando secondi o ore. Il dolore mi annebbiava i sensi e mi trasportava in una atmosfera surreale, con voci che si rincorrevano nella mia mente come una eco lontana.
Poi una strana sensazione di fresco umido mi fece intuire che tutto stava finendo.
«Come va?»
«Non lo so». Aprii finalmente gli occhi e mi girai ad osservare le impressionanti piaghe sul mio braccio, mentre il dolore ora meno invadente riusciva a farmi percepire l’odore acre che invadeva la stanza.
«Aspetta qui, torno subito». Che strana impressione dava il lieve senso di smarrimento per l’assenza del mio carnefice.
Ma altre immagini, forti, cruente, si facevano strada nella mia mente. In sequenza, come un film scandito fotogramma per fotogramma, ripercorrevano gli eventi che mi avevano condotto fin lì.
Mentre udii la sua voce dire «Ok, ora andiamo in radiologia» pensavo “non salirò mai più su una moto indossando la maglietta a maniche corte”!

Postato da: esopensiero a 11:40 | link | commenti (8) |

 

 

 

 

sabato, luglio 22, 2006

L’età ed una certa esperienza mi fanno guardare in modo tutto sommato disincantato al mondo femminile, anche se questo esercita su di me un indubbio fascino. Una sola donna al momento riesce continuamente a sorprendermi e col suo fare spontaneo mi genera continuo stupore e meraviglia. È senza dubbio la donna che più amo, quella per cui non esiterei a morire. È lei che mi ha fatto passare ore a guardarla mentre dorme, è lei che quando ride mi commuove, è lei che quando balla mi fa venire un nodo in gola e gli occhi lucidi. Col suo solo starmi accanto mi fa star bene e il perché continuo a chiamarla donna nonostante l’anagrafe dichiari solo otto anni appena compiuti può essere spiegato da questo dialogo qui sotto. In una tranquilla domenica di luglio, immersi nell’acqua del litorale a nord di Roma, nella pausa tra un tuffo e l’altro, preso in un tenero abbraccio, può accadere di ricevere un pugno nello stomaco dai cui stenti a riprenderti.
 
papone, ti voglio bene, tantissimo
anch’io principessa (principio di liquefazione)
però voglio bene tantissimo pure alla mamma
son contento (aria soddisfatta)
se vi separate non saprei scegliere con chi andare
eh? (sguardo accigliato)
Ma non c’è pericolo, voi non litigate tanto
Vedi piccola (tono serio e saccente) non sono solo i litigi che fanno separare le persone, potrebbe accadere che uno dei due si innamori di qualcun altro, sono cose che non si decidono
Embé, pure se succede mica vi dovete separare! Se ti innamori di un’altro ti fai l’amante, basta che l’altro non lo sa. Certo se lo scopre è un casino…
Eeeehh? Ma che stai dicendo? (espressione di un branzino congelato, con la mascella inferiore poggiata sulle ginocchia)
Perché, tu non ce l’hai l’amante?
Hei, ma che dici? se non la fai finita le prendi! (goffo tentativo intimidatorio per camuffare la sorpresa di sentire uscire certe parole da quel soldo di cacio)
Ma dai papà, è perché vedo troppa televisione…
 
Rimango seduto sul bagnasciuga, con la certezza che chi sta passando faccia fatica a capire se si trova davanti ad un uomo seduto o ad un tonno andato in secca…

Postato da: esopensiero a 13:54 | link | commenti (4) |

 

 

 

 

mercoledì, dicembre 14, 2005

delitti in famiglia
Sul blog di Pino Scaccia potrete trovare una (agghiacciante) statistica tratta dal Corriere della Sera sui delitti in famiglia. L’ultimo (spero) è avvenuto l’altra sera alla periferia di Roma, dove pare da un litigio tra zio e nipote quest’ultimo ha avuto la peggio. Non conosco i particolari della storia, perché non mi sono voluto informare e non voluto leggere i giornali in proposito. Quel poco (e fin troppo sufficiente) che so l’ho appreso da voci che mi sono state riferite, da amici che mi hanno chiamato. Quel ragazzo, morto per idiozia, magro fino all’osso, lo ricordo bambino che gioca a pallone, lo ricordo alle recite delle nostre figlie a scuola, che mi saluta col suo volto scavato. Non abbiamo mai scambiato grandi parole oltre il saluto, diversi di età, diversi come persone, ma una periferia è come un paese e non c’è bisogno di parlare per conoscersi. L’espressione simpatica e un velo triste, di chi a forza ha dovuto mostrare i denti per sopravvivere, ma che ne avrebbe fatto volentieri a meno. Conoscevo il nonno, di cui ho un piacevolissimo ricordo anche se ero piccolo quando morì; conosco gli zii, fin da bambino. Di qualcuno sono stato amico, di altri meno. Non voglio dare giudizi su di loro (per questo sono stati e saranno impegnati un discreto numero di magistrati) ma senza ipocrisie e senza paure di smentite posso dire che una tale notizia non ha destato più di tanta meraviglia per quella famiglia dove un fatto del genere ci poteva anche stare. Eppure io ricordo dei ragazzi intelligenti con cui giocavo a pallone, amici leali con cui andavo in bicicletta, e già allora provavo un sensazione di rammarico nel vederli percorrere una strada con un solco già segnato. Nessuno ebbe il coraggio o la forza di saltarne fuori. O forse hanno avuto l’illusione che potevano farlo con facilità in qualsiasi momento. So solo che col tempo mi sono allontanato, come hanno fatto tutti, e le amicizie si sono trasformate in saluto dove il massimo dello scambio poteva essere condividere un caffè al bar. Ognuno fa le sue scelte e quello che combinavano altrove mi arrivava per sentito dire, ma con le persone con cui erano cresciuti assieme ho sempre riscontrato il massimo rispetto. Proprio per questo sento strisciare sulla mia coscienza un velo di vigliaccheria: forse sarebbe bastato che qualche amicizia fosse stata veramente tale perché almeno uno considerasse un’alternativa alla sua vita, alternativa che le sue capacità certamente gli consentivano. O forse sono solo un illuso…

Postato da: esopensiero a 14:36 | link | commenti (7) |

 

 

 

 

sabato, dicembre 03, 2005

 

sogni d'oro...

 

La cosa che più sta mancando paradossalmente in questo blog è l’esopensiero. Cercherò di porre rimedio. Quelli che, dietro spudorata corruzione, lessero i miei “mattoni” (incompiuti come la maggior parte delle cose che scrivo), sanno a cosa andranno incontro leggendo questo post; gli altri se lo faranno sarà a loro rischio e pericolo.
Osservando i vari blog direi che l’argomento sesso e sicuramente tra i più gettonati. La cosa è più che comprensibile visto che è un mezzo (la pubblicità insegna) sicuramente efficace ed immediato per attirare l’attenzione. D'altronde qui tutti, anche quelli apparentemente (e ipocritamente) più snob, vogliono essere letti, altrimenti il loro diario lo terrebbero in un cassetto. Che il sesso attragga è più che scontato visto che, volenti o nolenti, lo scopo per cui siamo programmati è quello di riprodurci ed ogni altra nostra attività, per quanto nobile noi la giudichiamo, è sicuramente inutile quando non dannosa per la conservazione della specie. Quello che mi fa sorridere è che a tale argomento, che la cosa più istintiva e naturale che ci appartenga, viene data per lo più una valenza di provocazione e trasgressione come fossero insite nel sesso stesso quando invece sono figlie del proibizionismo e della morbosità ad esso collegata. La vera provocazione non sta nella descrizione e rappresentazione più o meno dettagliata di questa nostra attività primaria, ma nel pensiero. La cosa più ardita in cui ci cimentiamo (forse non proprio tutti) è il pensare e con esso la comprensione della nostra realtà. Su quanto poi il metodo del pensare sia efficace a questo scopo ci sarebbe molto da discutere, magari lo affronto un’altra volta; per il momento diamolo per buono. In questo la scienza la fa sicuramente da padrona, con i sui ritmi di scoperte ormai esponenziali. Per restare in argomenti che esplorano l’intimo (hehehe) della nostra realtà, c’è un interrogativo interessante che fa riflettere e che tormenta più di qualche ricercatore. Qualcuno avrà sicuramente sentito parlare di antimateria, che, semplificando, altro non è che la materia così come la conosciamo ma con le particelle atomiche di carica opposta. Una sorta di specchio della materia stessa. La particolarità è che se materia e antimateria entrano in contatto annichiliscono, cioè si elidono a vicenda, con una enorme produzione di energia. La sua esistenza non è una anomalia, tant’è che è stata teorizzata ricercata e scoperta. Anzi più che scoperta direi creata, perché le uniche particelle di antimateria che abbiamo visto sono quelle che abbiamo creato in laboratorio. E la stranezza è proprio qui: dov’è l’antimateria? Vista la simmetria dovrebbero esistere nel cosmo pari quantità dell’una e dell’altra ed invece, negli attimi successivi all’ipotetico Big Bang (prove certe ancora non ve ne sono, per lo più indizi) pare, e sottolineo pare, che la materia abbia preso il sopravvento sull’antimateria. Il perché ciò sia avvenuto è un vero enigma. È vero che potrebbero esistere intere galassie di antimateria che a noi apparirebbero del tutto identiche alle altre, ma se l’antimateria fosse diffusa nell’universo gli inevitabili incontri con la materia sarebbero più che visibili ed invece non ce ne sono tracce. Quelli che sono ancora svegli si staranno ponendo questa domanda più che pertinente: “ma, a noi che dovemo annà a pagà l’ICI, che cazzo ce ne frega? Sai quant’era mejo se parlavi de gnocca!”. Concordo più di quanto immaginiate, ma vi chiedo ancora un po’ di pazienza. Potrebbe essere che la mancanza di antimateria sia solo illusoria (anche perché tra massa e materia stimata i conti non tornano affatto), ma allora dov’è. Beh, se esiste l’antimateria perché mai non potrebbe esistere un antispazio! L’esistenza e la plausibilità di spazi paralleli è stata abbondantemente ipotizzata e non è certo una novità, ma a quanto ne so nessuno ha ipotizzato uno spazio complementare dove è posta l’antimateria. D’altronde è anche l’unico modo affinché materia e antimateria non vengano in contatto annullandosi a vicenda: infatti ognuna è confinata nel proprio spazio e antispazio e questi, pur contigui e compenetrati, non possono intersecarsi.
Tutto ‘sto popò di polpettone che ho sciorinato finora si presta a delle curiose speculazioni. Ad esempio si può ipotizzare che ogni atomo di materia abbia il suo gemello di antimateria nel corrispondente antispazio col paradosso che ognuno di noi avrebbe il suo corrispondente di antimateria (non provate ad accoppiarvi con un essere di antimateria… sarebbe un rapporto sicuramente esplosivo, ma alquanto pericoloso). Ora mi domando: è assolutamente impossibile un’interferenza? Le materie sono opposte, ma le energie prodotte sono identiche e questo significa che a livello di informazioni e scambi energetici è ipotizzabile una interconnessione. Immaginiamo che gli stati di coscienza degli esseri complementari siano influenzabili in particolari situazioni, o che siano i medesimi ma percepiti da ognuno a livelli diversi. Potremmo per esempio avere percezione dell’anti-realtà quanto il nostro stato cosciente “ufficiale” è in stand-by, cioè nel sonno. Il tutto lo ricorderemo labilmente come un sogno, così come la nostra realtà verrebbe percepita come sogno dal nostro anti-individuo… vaneggiamenti?? Forse…
Per chi non mi conoscesse specifico che non faccio uso di stupefacenti, allucinogeni o quant’altro e che il mio consumo di alcol è tutto sommato moderato e si limita ad uno o due bicchieri di ottimo vino a cena.
Ah! sogni d’oro…
e-laboratorio

Postato da: esopensiero a 13:53 | link | commenti (8) |

 

 

 

 

giovedì, novembre 17, 2005

Il blog langue, è innegabile.
Però chiuderlo mi spiacerebbe troppo, anche perché è pieno di pezzetti sparsi di me e sarebbe come gettarli in un cestino.
È pur vero che prima o poi le “grandi pulizie” bisognerà farle e, anche chi è abituato a conservare di tutto come me, prima o poi deve liberarsi di qualcosa. A forza di accumulare ho riempito, anzi costipato, tutti gli spazi ed ora non riesco più a muovermi.
Ma cosa gettare?
Mi perdonerò mai la violenza che dovrò farmi per questo?
Riuscirò comunque a farlo prima di soccombere soffocato?
Anche perché la tendenza all’accumulo non accenna a diminuire…
e-laboratorio

Postato da: esopensiero a 13:58 | link | commenti (12) |

 

 

 

 

sabato, settembre 24, 2005

rita

alcuni esponenti femminili stanno in questo periodo rammentando energicamente al bushettone che gli stati uniti non hanno sottoscritto il protocollo di kyoto. Il problema è che guardando quella faccia da pesce lesso non c'è da sperare che possa rendersi conto di un granché...

Postato da: esopensiero a 16:18 | link | commenti (13) |

 

 

 

 

venerdì, settembre 09, 2005

attimi

 

un momento, un'immagine si bloccano nella mente. rimangono lì, come pietrificati, incastonati tra le pieghe dei ricordi. attimi che se li vuoi spiegare sembran nulla, ma che non puoi cancellare neanche se vorresti. un piccolo gesto, un odore di mare, un suono lontano, passi leggeri, che danno un senso a ciò che parrebbe non averne...

e-laboratorio

Postato da: esopensiero a 19:39 | link | commenti (10) |

 

 

 

 

venerdì, settembre 02, 2005

rispetto...
 
Rispetto e correttezza... parole molto usate, e perlopiù abusate. Come per tutte le umane cose, non hanno una univoca definizione, ma, nei fatti, trovano un riscontro alquanto soggettivo. L’uso, a mio avviso, più distorto è anche, purtroppo, quello più comune. I sentimenti di rispetto e correttezza, che tutti siamo conviti in buona misura di possedere, non vengono vissuti come assoluti, ma in funzione delle persone a cui li rivolgiamo. Mai come in questo caso viene applicata l legge del taglione ed ognuno si sente legittimato a dare rispetto solo a quelli da cui pensa di riceverne. A parte il fatto che il più delle volte questo diventa un cane che si morde la coda, calpesta in maniera indegna (e senza rimorsi) l’essere a cui per primo dobbiamo rispetto: noi stessi! E chi non sa rispettare se stesso, non sa rispettare nessuno. Nel momento in cui plagio il mio modo di agire e di rapportarmi sulle azioni di un altro io mi sto rinnegando e lascio all’altro il controllo di me. Se io non rispetto qualcuno perché penso che non mi abbia rispettato non faccio un torto a lui, ma lo faccio a me stesso, al mio modo di essere, alle cose in cui credo. Se mi comporto nello stesso modo che a me dato fastidio non faccio altro che legittimare quel tipo di comportamento.
Non c’è bisogno di scomodare grandi questioni per queste cose. Per avere un senso rispetto e correttezza debbono far parte del quotidiano. Quante volte per esempio vi sarà capitato di chiudere completamente i rapporti con qualcuno senza dargli spiegazioni perché pensate che vi abbia fatto uno sgarbo? Avrete pensato:”quello/a stronzo/a non merita neanche una mia parola!”. Siete sicuri, a prescindere di cosa possiate aver perso con l’altro, che abbiate guadagnato qualcosa con voi stessi?
 

Postato da: esopensiero a 17:13 | link | commenti (8) |

 

 

 

 

martedì, agosto 30, 2005

sono commosso!!

raramente mi capita di commuovermi vedendo un intervista in tv, ma ieri seraho assistito ad un momento veramente toccante e la lacrimuccia c'è scappata. Sentire le parole di un uomo che con immenso spirito di abnegazione sacrifica se stesso alla bandiera del bene comune, del suo popolo, della sua nazione, mi ha profondamente colpito. Noi tutti dovremmo esser grati a quest'uomo, non con la solita retorica ipocrita, ma facendo per una volta tanto qualcosa di concreto e tangibile, che dia veramente un senso al nostro essere cittadini; un qualcosa che a questo punto più che una scelta diventa un dovere civico. Lancio dunque un appello affinché quest'esempio d'uomo, che già tanto ha dato (e soprattutto preso), non debba più sacrificarsi per noi e possa finalmente dedicarsi a stesso (potendo per esempio farsi tutti i lifting che vuole). E' nostro dovere perciò evitare il ripetersi del massacrante martirio di questo povero uomo e confido in un capillare passaparola quale segno reale della nostra gratitudine.

Postato da: esopensiero a 19:39 | link | commenti (3) |

 

 

 

 

giovedì, agosto 18, 2005

corsi e rincorsi

esopensiero ormai va e viene, un po' frastornato un po' attorcigliato

se qualcuno ne avesse voglia da oggi se ne può trovare qualche traccia in giro

e-laboratorio

Postato da: esopensiero a 15:24 | link | commenti |

 

 

 

 

martedì, giugno 14, 2005

paradossi

Gli italiani scelgono di non scegliere . Un po’ in ritardo commento anch’io l’esito (o meglio, il non esito) referendario. Il paradosso contenuto nel titolo è che un anarchico convinto come me sia uno dei pochi che è andato a votare e che gli girino i coglioni per come sono andate le cose. Non può non ritornarmi alla memoria il periodo in cui un signore grassoccio, sudaticcio e con due buchi neri al posto delle tasche invitava gli italiani ad andarsene al mare anziché votare per i referendum. Un anarchico che vota è come un ateo che non bestemmia: non condividere non significa non rispettare e proprio tale rispetto fa provare schifo per chi professa un credo e costantemente lo infanga. Potrei sentirmi un idiota per avere rispetto di idee che non condivido, ma penso in fondo di non esser io l’idiota.

 

Postato da: esopensiero a 09:19 | link | commenti (7) |

 

 

 

 

venerdì, giugno 10, 2005

ariecchime

 

dopo vari tentennamenti l'esopensiero torna a fluire nella rete. nuova veste e, spero, nuove argomentazioni pur col solito spirito. il cambio di template (gentilmente elaborato da errosa, alla quale vanno i miei ringraziamenti) però non è solo un fatto estetico, ma è indicativo di una certa novità: l'immagine in alto infatti è realizzata da me e tali saranno (salvo rare eccezioni) tutte le immagini che pubblicherò da qui in avanti. questo significa semplicemente che sto recuperando la mia espressività in forma grafica, che un tempo era per me la primaria, e che invece stavo trascurando. il computer certo non ha la sensualità di una matita, ma offre lo stesso notevoli possibilità... adesso c'èsolo da scoprire se la notizia renderà felici o disperati tutti i miei fans!

Postato da: esopensiero a 19:05 | link | commenti (5) |

 

 

 

 

notte strana
La notte si era appena posata quando un soffio di vento gelido, breve ma tagliente, mi regala un brivido. Seppur lieve, quell’alito intenso mi strappa le foglie d’emozione che lui stesso mi aveva gettato addosso, trascinandole con sé nel suo viaggio volutamente solitario. Ora la notte vuota è solcata dai segni che quelle foglie mi hanno lasciato… graffi che ripasso non appena tentano di rimarginarsi, creando l’illusione che il vento non sia ancora lontano…
Così una notte che sembrava come tante diventa strana, si riempie di un miscuglio eterogeneo di sensazioni contraddittorie dove lentamente nuoto, sul dorso, mentre osservo un cielo velato di pallida malinconia…

Postato da: esopensiero a 09:58 | link | commenti (3) |

 

 

 

 

mercoledì, giugno 08, 2005

PROVA BLOG

Postato da: esopensiero a 11:49 | link | commenti (1) |

 

 

 

 

lunedì, maggio 30, 2005

esopensiero, dopo un periodo silenzioso (ma non troppo) riprende a scrivere in questa nuova veste. Il template è ancora in fase sperimentale e subirà degli aggiustamenti, ma l’impostazione di fondo rimarrà questa… probabilmente!!! Per testare il mio nuovo look rispondiamo ad una catena in cui errosa mi ha coinvolto
 
Libri che possiedo nella mia biblioteca, e genere:
 
devo precisare che ho un rapporto molto personale con la cultura in genere (un amore/odio viscerale) e di conseguenza con i libri (il fatto che io li compri non sottintende che poi li legga). Comunque compro libri essenzialmente di scienza, architettura ed arte (raramente qualcosa in tema filosofico o religioso – preciso che sono ateo). Possiedo anche libri di narrativa e poesie, ma normalmente questi me li regalano. Non che non mi interessino, ma le storie di vita mi appassiona di più viverle…
 
Ultimo libro che ho comprato:
 
boh! Un libro di favole per mia figlia credo…
 
Libro che sto leggendo ora:

 “la trama del cosmo” di Brian Greene,  anche se non l’ho ancora iniziato… però la copertina la guardo spesso!
 
Tre libri che consiglio ad altri blogger, e perché:
 
“La particella di Dio” di Leon Lederman perché riflettere sul sé senza conoscere la realtà di cui facciamo parte è una speculazione sterile, e questo libro è uno dei modi più affascinanti e semplici per avvicinarvisi.
“Il gabbiano Jonathan Linvingstone” di Richard Bach, perché è importante avere il coraggio di vivere ciò che sentiamo dentro.
“Storia della filosofia greca”, di Luciano de Crescenzo, perché, dopo aver letto i due sopra magari si ha voglia di vedere la vita in modo un po’ ironico, che non vuol dire affatto poco serio, anzi…
 
Cinque blogger a cui passo il testimone:
  1. acc.a, perché invece di partecipare a questa catena potrebbe far di meglio;
  2. amaramente, perché nonostante i suoi tentativi di dissoluzione credo sia ancora presente;
  3. ermione, perché mi segue (bontà sua) dai primordi del mio blog
  4. myPam, perché si!
  5. rossorelativo perché quasi quasi…

 

 

 

Postato da: esopensiero a 11:33 | link | commenti (7) |

 

 

 

 

martedì, aprile 26, 2005

Il racconto è al momento sospeso, come sospeso è un po’ questo blog. Ciò non significa che, di tanto in tanto, non possa affacciarmi.
 
 
trasgressioni
.
foto di Mark Patterson
 
Si parlava di trasgressioni a sfondo sessuale (quelli/e che, con aria sarcastica, stanno esclamando “ma và?” dovrebbero riflettere sul fatto che, se stessi parlando di trasgressioni al codice della strada, non sarebbero qui a leggermi) e, al solito, non potei trattenere il sorriso malinconico che mi viene sempre quando affronto certi argomenti. Il fatto è che, proprio la valenza stessa che viene data alla trasgressione, mi fa sorridere. Il “trasgressivo” di ruolo vorrebbe, nel suo intento, tacciarsi di audacia e originalità. Ma, il considerare le proprie azioni come trasgressive, in effetti non fa altro che implicitamente accettare ed avvalorare l’esistenza di regole alle quali, appunto, dover trasgredire. Posso trasgredire solo regole che riconosco come tali. Il “trasgressivo”, quindi, per poter esistere, è il primo ad aver bisogno di regole. A questo primo paradosso se ne aggiunge poi un altro: i comportamenti trasgressivi il più delle volte sono ben definiti e si rifanno a rituali ed atteggiamenti tutto sommato oramai standardizzati. Esistono, di fatto, delle “regole della trasgressione” (vedi i vari bondage, fetish, e compagnia bella) a cui il trasgressivo si attiene rigorosamente… il minimo che posso fare, visto che in fondo sono un buono, è sorridere! Il problema è che, come al solito, sembra che sia più facile cercare la propria identità in un ruolo predefinito piuttosto che nel proprio sentire: non sto facendo discorsi moralisti (anche volendo sarei la persona meno adatta) e ritengo che ognuno sia libero di comportarsi come meglio crede, ma pensare ad un pacioso e paffuto ragioniere (con tutto il rispetto per la categoria) che dimostra la sua virilità facendo finta di incatenare una donna mi dà più il senso della pagliacciata che della trasgressione. A mio avviso (ma è solo il mio modesto parere) comportarsi in certi contesti in maniera diversa da ciò che si è assume più il valore di sconfitta che di riscatto dalle proprie frustrazioni. Mi sembra un volersi illudere che l’apparenza possa sostituire la  sostanza: un scenografia illusoria può dare solo sensazioni illusorie.
L’ultimo paradosso è che forse ciò che dovrebbe essere la norma, cioè l’esprimere pienamente se stessi senza condizionamenti (sia attraverso la sessualità che nelle altre forme espressive), è diventato l’unica cosa veramente trasgressiva…
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Postato da: esopensiero a 18:29 | link | commenti (8) |

 

 

 

 

venerdì, aprile 22, 2005

DISSOLVENZA

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Postato da: esopensiero a 09:29 | link | commenti (5) |

 

 

 

 

mercoledì, marzo 30, 2005

mi scuso con tutte le persone che mi onorano delle loro visite per la mia protratta latitanza. Il racconto è per il momento in stand-by; in verità è praticamnte scritto tutto, ma non trovo il tempo (e per il momento forse la voglia) di riordinare e trascrivere gli appunti. Nel frattempo vorrei farmi perdonare con questo cammeo vecchio stile...

conoscenza

 

La loro fame di sapere oramai non era da meno di quella di un bambino. La scoperta di sé attraverso le sensazioni dell’altro li rendeva sempre più euforici e trasformava il loro rapportarsi col mondo. Dissolta la nebbia razionale della comprensione riscoprivano il gusto della conoscenza oltre la nozione, nel diretto sentire. Ora tutto ciò che avevano studiato, imparato, memorizzato, prendeva un senso pieno e totalizzante, non più teorica elaborazione mentale, ma profonda acquisizione di pensiero. Nei loro corpi avvolti si esprimevano forze, leve, pesi e meccanismi; nelle loro sensazioni si avvicendavano mille romanzi dell’emozione umana. E in questo modo, nello scorrere dei fluidi, nella forza dell’impeto, nel possesso reciproco, nell’energia esplodente, si realizzava in loro la coscienza del mondo immenso che si manifestava nei propri gesti. Fu così che, in omaggio alle fonti del loro sapere, posero in terra i loro libri più cari, aperti sulle pagine più belle fino a ricoprire l’intero pavimento della stanza. Vi stesero sopra i lo loro corpi nudi ed iniziarono a leggere, senza voltar pagine, ma passando da un libro all’altro strisciandoci sopra; nel loro percorso di tanto in tanto si scontravano e lì si amavano. Leggendo e amando, leggendosi e amandosi, fondevano il loro sapere al loro amore: il sapere che aveva dato coscienza all’amore, l’amore che aveva dato vita al sapere. Insieme nel produrre l’estasi della capacità del sentire e dell’esprimere…
 

Postato da: esopensiero a 20:07 | link | commenti (17) |

 

 

 

 

venerdì, marzo 04, 2005

 
e siamo al terzo capitolo. mi scuso per i tempi lunghi, ma sono stato distratto da altre attività. è un capitolo ancora un po' interlocutorio dove si affina la conoscenza dei personaggi, ma nel prossimo (credo) inizieremo ad entrare nel vivo... con qualche sorpresa!.
.
.
   il  suono dei COLORI    
.
 
(titolo by netta)
.
III – Giulia
 
 
 
 
 
«Hei,  si sente bene?…  mi sente?… signore, sta bene?»
quella voce in lontananza si era trasformata in un attimo da onirico sussurro a martellante frastuono. La testa gli pulsava con ripetitiva ossessione e sentiva le tempie come strette in una morsa. Anche il più insignificante stimolo sensoriale era amplificato alla massima potenza causandogli un senso di dolore insopportabile. Il chiarore del mattino era come un sole accecante fisso negli occhi ed un orda di mosconi sembrava fare evoluzioni tra un orecchio e l’altro. Poi tutto cominciò ad affievolirsi e capì che non era in un girone dell’inferno ma era semplicemente un risveglio.
«Si, credo di si» rispose senza troppa convinzione, mentre anche la lingua faceva la sua parte trasmettendogli un amaro di una intensità di cui non aveva memoria.
Con gli occhi socchiusi per abituarli alla luce scrutava intorno nel vano tentativo di scoprire dove fosse. Vano perché nel frattempo la mente era distratta cercando di capire come, qualunque posto fosse, sia arrivato fin lì. Nel frattempo un maldestro tentativo di tirarsi su gli fece pensare di avere un masso di cemento attaccato alla testa. Era all’aperto, in un giardino forse e davanti a sé c’era un ragazzo giovane, magro, un libro massiccio in mano e vestito nel finto trasandato tipico degli studenti.
«Non ha l’aria di un barbone. Come mai dorme sulle panchine?» lo sguardo vispo del ragazzo mal celava una curiosità divertita ed impertinente.
Bella domanda! Fino a quel momento non si era nemmeno reso conto di essere su di una panchina. Riuscì a mettersi seduto, ma aveva l’impressione che il cuore fosse passato attraverso la gola e che ora gli borbottasse dentro la testa. Si guardò intorno: il posto gli appariva vagamente familiare, ma stentava riconoscerlo, anche perché la mente era concentrata a indagare nei ricordi delle ore precedenti.
A mano a mano immagini confuse miste al mal di testa cominciano a definirsi nei contorni: prendono forma luci soffuse, musica, vociare di persone ed alcol, molto alcol. Ricorda il dialogo con Giovanna, ricorda di essere uscito dal suo ufficio e di aver camminato a lungo, senza alcuna meta. La rabbia che gli muoveva le gambe mentre i pensieri si perdevano tra rumori di motori, clacson  e puzza di smog. Strade, semafori, macchine, gente che cammina: tutto scorreva velocemente come in una pellicola che si riavvolgeva. Ricorda la notte, i fari delle auto, la luce arancio dei lampioni, le vie strette e piene di locali di Testaccio e di Trastevere. Posti familiari ed estranei al contempo dove aveva suonato da ragazzo, e dove aveva cercato di annegare svaniti sogni passati e presenti frustrazioni nello stesso mare d’alcol. Ricorda mani estranee e parole di scherno, cosce e seni che si agitavano veloci e soldi tra le mani. Ricorda passi e ancora passi e poi il nulla.
«No, non sono un barbone. Non ancora almeno. Potresti dirmi per piacere dove diavolo siamo?»
Il ragazzo lo guardò tra lo stupito ed il divertito: «Cavolo!» esclamò, «deve averne mandata giù parecchia di roba ieri sera! Siamo a Villa Borghese».
Ecco perché gli sembrava familiare il posto. Una rapida occhiata e si rese conto di essere sulla stessa panchina del giorno prima. D’istinto girò testa nella direzione dove aveva visto la bambina, sentendosi un po’ stupido per questo, e rimase sorpreso, ma compiaciuto, di vedere che fosse ancora lì, nella stessa identica posizione in cui la ricordava. «Quella bambina..» gli uscì dalla bocca senza rendersene conto.
«Chi?» domando il ragazzo voltandosi anch’esso «ah, Giulia. È con me. Sa, faccio il baby-sitter per pagarmi l’università»
«Cosa sta facendo»
«Non lo so di preciso, so solo che le piace molto stare là. Fissa di continuo i fiori, anche se non credo possa vederli bene»
«Come?»
«Si, da quanto ho capito ha una rara malattia agli occhi. Io la tengo da un mesetto circa, da quando è venuta da Milano con la madre per delle terapie. È una bambina adorabile»
Sentiva il bisogno urgente di un caffè, di una doccia, di riorganizzare le idee, di capire cosa sarebbe stato della sua vita, se la mossa di Giovanna segnava l’inizio di una separazione legale oltre che di fatto. Sentiva il mondo premergli il fondo schiena, ma non poté far altro che avvicinarsi a quella bambina.
«Ciao»
«Ciao, anche tu vieni sempre qui?» Rimase sorpreso di essere stato riconosciuto, anche perché, come il giorno prima, non si voltò verso di lui.
«No purtroppo, ma è un bel posto»
«Si è bellissimo, qui si possono sentire i colori»
Rimase sconcertato, non tanto per cosa aveva detto la bambina, ma per il tono che faceva assomigliare quelle parole ad un proclama solenne più che una fantasia infantile.
«Sentire i colori?»
«Si, certo!» rispose col candore classico dei bambini, che danno per scontato che ognuno possa capire il loro mondo «quando arriva il sole suonano: un suono per i giallo, uno per il rosso, uno per il blu… e qui ci sono tanti fiori colorati. Li senti?»
Le stava per rispondere “li vedo”, ma stette in silenzio osservando la bimba che, ondeggiando lievemente, sembrava cullarsi su quei colori.
«Quanti anni hai?»
«Sei, quasi sette»
«Sei una bambina bellissima e intelligente, tuo papà sarà molto orgoglioso di Te»
«Mio papà non c’è»
«Mi spiace» le sussurrò imbarazzato.
«Ho solo la mia mamma che si chiama Marta»
Non capì come, ma un brivido gelido gli salì per la schiena…
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sabato, febbraio 26, 2005

 il III° capitolo è in dirittura d'arrivo, nel frattempo però rivolgo un saluto speciale a chi mi ha inviato questo disegno

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anche se penserà che mi stia arruffianando, so che gli farà comunque piacere riceverlo.

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sabato, febbraio 12, 2005

con un po' di ritardo siamo al secondo capitolo. colgo l'occasione per dire alcune cose: il primo capitolo è stato accolto con una certa benevolenza e di questo Vi ringrazio, ma vorrei pregare i coraggiosi (o stoici) che ostinatamente continueranno al leggermi di non risparmiare le eventuali critiche, considerando che è la prima volta in assoluto che scrivo un racconto e che la sua genesi è estemporanea.
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   il  suono dei COLORI    
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(titolo by netta)
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 II - Giovanna

 

L'ufficio era vicino e sarebbe potuto andare tranquillamente a piedi. Anzi, col traffico di quell'ora, avrebbe fatto certamente prima, ma non aveva alcuna voglia di far presto. Gli serviva invece un po' di tempo per pensare a quello che stava per accadere. Se lei era già arrivata era evidente che aveva in mente una sua soluzione, ma questa non era di certo una notizia rassicurante. Era giunto ormai il momento di affrontarla e solo di una cosa era sicuro: in qualsiasi modo potesse andare domani la sua vita non sarebbe stata uguale ad oggi. Guardava le strade ed i raffinati palazzi del quartiere Parioli  muoversi fuori dal finestrino provando una strana sensazione di estraneità, quasi fosse un turista in una città sconosciuta.
«Carlo, era ora! È di là nella tua stanza» l’espressione di Diego sulla porta tradiva, tra l’apprensione per la sorte dei suoi investimenti, un flebile sorriso, come se la presenza di Giovanna quel giorno in qualche modo lo rassicurasse sul futuro. E pensare che non l’aveva mai sopportata.
«Devo parlarle da solo, non entrare finché non ti chiamo».
«Si, capisco. Attendo nel mio ufficio».
Dalla porta socchiusa apparivano le sue gambe accavallate. Lo spacco della gonna mostrava parte delle cosce ancora perfettamente tornite avvolte in calze velatissime. Restò per un attimo fermo dietro la porta ad osservarla: viso stupendo, corpo perfetto ed elegantissima come sempre. Bella com’era sarebbe stata elegante anche con jeans e maglione. Era assorta a leggere una rivista ed in lui per un secondo salì un senso di libidine. S’immaginò di prenderla e, senza dire una parola, poggiarla dolcemente sopra la scrivania. Vide le sue mani carezzarle delicatamente la pelle bianchissima, sfiorandola come faceva da ragazzo coi tasti del pianoforte. Un leggero sorriso incise il suo volto ripensando a quando le sussurrava “voglio suonare il tuo corpo”.
Lei alzo lo sguardo e lo fissò. Si senti raggelare: ancora non si era abituato a come da quel corpo, la cui estetica era quanto di più vicino al divino avesse mai visto, potessero emergere delle espressioni così sprezzanti. Aveva avuto dalla vita bellezza infinita e più soldi di quanti sarebbe stata in grado di spendere, ma non si lasciava mai sfuggire l’occasione di mostrare quanto odiasse e disprezzasse il mondo intero. Eppure c’era stato un periodo in cui aveva creduto che quella fosse solo una maschera, ma non era riuscito mai a staccargliela.
«Non è carino far attendere una signora, né tanto meno spiarla da dietro la porta, ma in fondo tu non hai mai capito molto su come trattare le donne».
«Se l’avessi capito non ti avrei certo sposata». Per un momento aveva quasi dimenticato che era un anno che non avevano rapporti e che lui ormai viveva pressoché stabilmente nell’appartamento vicino l’ufficio, andando alla villa solo in qualche raro weekend.
«Ah ah, vedo che ti è rimasto almeno lo spirito! Meglio così, renderà meno penoso il tutto» sorrideva sarcastica mentre si alzò in piedi poggiandosi alla scrivania. Carlo andò verso di lei e quando le fu vicino disse: «non credevo di vederti qui tanto presto, mi sorprende questo tuo interessamento». La fissava cercando nel suo sguardo una qualsiasi cosa non fosse indifferenza. Si domandava spesso come mai lei lo avesse sposato e la conclusione era purtroppo mestamente sempre la stessa: l’alta finanza era tuttora un mondo prettamente maschile e maschilista, oltre che falsamente bigotto; le occorreva quindi un paravento che non la intralciasse nelle sue manovre: cosa poteva esserci di meglio d’un sognatore un po’ stralunato?
«non fare il buffone con me, carino, sai benissimo che seguo sempre i miei investimenti, specialmente quando sono affidati ad un incapace come te» gli sovvenne quando andò da lei a proporgli la sua idea. Con tutti i suoi risparmi, la partecipazione di Diego, ed alcune esposizioni bancarie non riusciva comunque a raggiungere quanto gli occorreva, ma credeva ciecamente nel suo progetto e glielo espose. Lei rideva dicendo che non avrebbe mai funzionato e che lui non sarebbe stato in grado di gestirlo, ma accettò comunque di entrare in società al 10%. All’epoca pensò che in fondo era stata generosa a permettergli di dare vita al suo progetto, ma ora non era più tanto sicuro.
«La situazione non è così grave come potrebbe apparire, l’attuale stallo economico ha ritardato la produzione a pieno regime, ma tra qualche mese inizieranno a vedersi i frutti» le disse assumendo un tono rassicurante.
«Qualche mese? Ha ha ha, ma non farmi ridere! Non sarai in grado neanche di resistere qualche giorno: non hai più un soldo, i creditori stanno per chiedere il fallimento e le banche proprio ieri ti hanno definitivamente negato nuovi finanziamenti. Un bel quadretto non c’è che dire!» dimostrava di conoscere la situazione anche meglio di quanto lui avesse immaginato.
«Spero almeno che tu ti senta soddisfatta» un sottile odio trafilava dai suoi occhi.
«Non essere patetico, sono altre le cose che mi danno soddisfazione». Per un attimo gli sembrò di leggerle nello sguardo una punta di rimpianto, ma poteva essere solo una sua illusione.
«Dimmi cosa vuoi allora».
L’espressione di lei divenne in quel momento dura e decisa: «offrirti una soluzione: convoca l’assemblea dei soci, mi cedi le tue quote, deliberi l’aumento di capitale e rassegni le dimissioni».
Capì in quel preciso istante che la soluzione sarebbe stata la peggiore di quelle poteva immaginare: era disposta a salvare l’azienda a patto che lui ne uscisse fuori.«Cosa?? Dicevi che questo progetto non avrebbe funzionato e poi vuoi rilevare tutto facendomi fuori?».
Lei si sedette di nuovo, con un movimento leggero e sinuoso, capace di attirare l’attenzione anche nei momenti di massima tensione. Fece una breve pausa, quasi volesse gustare quel momento: «Non mai detto che l’idea non fosse valida, ho detto solamente che tu eri incapace di gestirla».
Sentiva la rabbia crescergli dentro e dovette girarsi: se avesse continuato a guardarla forse non sarebbe stato in grado di resistere dal prenderla a schiaffi. Ripensò all’espressione del suo socio quando gli aprì la porta.«E Diego?» domandò.
«Lui rimarrà come direttore».
Era chiaro ormai che non aveva nulla da decidere e che stavano solo mettendolo al corrente di una situazione già stabilita. «Tu sei impazzita, sai benissimo che non potrò mai accettare una cosa del genere. In quest’impresa ho messo tutti i miei averi e tutto me stesso».
«Ah, dimenticavo il tuo animo romantico. Beh, poi scegliere tra vedere comunque realizzata la tua idea salvando la compagnia ed i suoi dipendenti o affondare completamente distruggendo tutto».
Si sentiva distrutto ed il suo tono stava perdendo l’impeto dell’ira di pochi istanti prima: «non puoi lasciarmi fuori».
Giovanna si alzò e si avvicinò lentamente alla grande vetrata che prendeva praticamente tutta una parete della stanza. «Prendere o lasciare» disse guardando fuori.
«Hai vinto… come al solito». Inutile continuare il dialogo e uscì sbattendo la porta. Nel corridoio c’era Diego che tentò di dirgli qualcosa, ma lo sguardo di Carlo gli bloccò le parole in gola. Stettero per un attimo in quella posizione, poi Carlo se ne  andò senza dire nulla.
Giovanna rimase a fissare fuori dalla vetrata. Carlo sarà anche stato negato per gli affari ma almeno gli uffici sapeva sceglierli bene, e quell’attico era sicuramente uno dei migliori della zona. Il sole basso tendeva ora al rossiccio e le dava un tenue tepore sulla pelle, ma non riusciva a scaldarla dentro. Il colore dei tetti romani si distingueva ormai a fatica dal verde degli alberi del parco di Villa Borghese mentre un silenzio intenso le rimbombava dentro. 
Forse avrebbe voluto corrergli dietro. Forse avrebbe voluto ancora le sue carezze… forse.
Richiuse la tenda mentre, sottovoce, sussurrò: «come al solito…»...
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non sperate che finisca qui...

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venerdì, gennaio 28, 2005

   il  suono dei COLORI    
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(titolo by netta)
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 I - il parco
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Una leggera brezza gli faceva ondeggiare un ciuffo di capelli. Nonostante li tenesse sempre corti e in ordine quel ciuffo faceva sempre come voleva. Era sempre vissuto a Roma, ma quel giorno gli pareva di non aver mai assaporato prima le tiepide giornate della primavera capitolina. È pur vero che erano anni che non metteva piede nel parco di Villa Borghese. La sensazione fredda della panchina di travertino gli destava quasi meraviglia e cercava in cuor suo di occupare quanto più possibile la mente con le sensazioni che quel luogo poteva offrirgli. Ma non bastavano, e il cellulare, che ormai vibrava ininterrottamente, gli faceva ricordare che quella piccola fuga sarebbe durata ancora per poco. Non poté far a meno di domandarsi perché non avesse avuto il coraggio di spengerlo, ma evitò di rispondersi. “chissà da quanto tempo sono qui” pensò e, mentre guardava l’orologio, gli sfuggì una risata amara: il valore di quell’oggetto che portava al polso sarebbe bastato a far campare dignitosamente una famiglia media per almeno un paio d’anni, ma rappresentava una briciola infinitesima dei soldi che gli sarebbero serviti in quel momento. Provò un senso di schifo e se lo mise in tasca, ma dovette spostarlo subito perché a contatto col cellulare che vibrava produceva un rumore che gli faceva pensare ad una cicala afona. Mentre spostava di tasca l’orologio fu sfiorato da un pallone color arancio.
«Scusi signore». Un bambino grassottello, un po’ sudato e con le guance rosse come mele, arrivò di corsa, raccolse il pallone ed ancora più velocemente ripartì facendogli andare del brecciolino sporco di terra sulle scarpe. Non ebbe il tempo di prendere il fiato per dirgli qualcosa che quello era di nuovo a giocare con i suoi amici, e non gli rimase che guardarlo stizzito. Non aveva troppa simpatia per i bambini: agitati, rumorosi, maldestri, avevano una particolare attitudine a combinare guai. Ripensava con terrore a quando qualche volta coppie di amici con le loro pesti straviziate andavano a trovarlo: dopo che se ne erano andati la conta dei danni sembrava un  bollettino di guerra. “I bambini dovrebbero essere tenuti in dei recinti all’aperto, non dentro un appartamento” pensò mentre li guardava correre “così possono sfogare le loro energie senza distruggere tutto ciò che toccano”. Poco più in là un gruppetto di mamme completo di carrozzine era intento a parlottare con interesse. Gli venne da sorridere:”stanno sicuramente parlando di pappe, pannolini, vestitini e cacchette”. Lo divertiva in modo un po’ amaro il fatto che erano al parco con i bambini, parlassero di bambini, ma nessuna che stesse guardando il proprio figlio giocare, nessuna che cercasse di condividere quelle sensazioni. Le piccole belve avrebbero potuto incendiare il parco e loro non si sarebbero accorte di nulla ed avrebbero continuato a discutere dei prezzi delle scarpine e del fatto che al proprio bambino stava meglio il rosso piuttosto che il verde.
Fu in quel momento che notò un bambina seduta su di un tronco tagliato. Castana, pettinata, ben vestita ed ordinata, aveva un aspetto completamente diverso dall’orda chiassosa, sporca di terra ed erba, che si agitava vicino a lei: sembravano provenire da pianeti diversi. Avrà avuto più o meno cinque o sei anni, o di più: non se ne intendeva molto. Era in disparte e non giocava con gli altri. Ricordò di averla già notata e di essergli passato accanto mentre si stava dirigendo verso la panchina. Non si era praticamente mossa e la cosa gli parve alquanto strana: “boh, avrà litigato con qualche compagno o sarà stata sgridata per i soliti  capricci” pensò.
La primavera faceva ribollire la natura che andava macchiandosi di colori accesi, quasi a volersi ribellare alle tenui sfumature invernali. La scena nel suo insieme, mamme, bambini, alberi e fiori, gli ricordava i quadri dell’impressionismo francese. “Come si chiamava, Manet, Monet,.. boh”. Non aveva mai avuto una grande passione per la pittura, ma fu costretto ad interessarsene perché se non avesse esposto nel suo ufficio dei quadri di pittori famosi sarebbe stato ‘out’. Incaricò degli acquisti la sua segretaria, santa donna, ricordandosi che un giorno gli aveva detto che le piaceva molto andare a vedere mostre. Rischiò di cadere dalla poltrona quando scoprì quanto gli sarebbe costato essere ‘in’. Ancora non riusciva a capire perché mai delle macchie di colore su un pezzo di tela dovessero costare delle cifre così esorbitanti, ma lo stesso discorso valeva per quell’orologio che ora teneva in tasca. Questo pensiero riportò l’attenzione all’altra tasca, dove il cellulare continuava a vibrare invano. Lo prese, lo tirò fuori e si mise a guardarlo tenendolo in mano mentre appoggiava i gomiti sulle ginocchia. Era Diego, ma sapeva che era lui anche se non avesse guardato il display. Mentre gli solleticava l’idea di gettarlo nella fontana, premette il tasto verde.
«Ma si può sapere dove cazzo sei finito? Sono due ore che ti sto chiamando».
«Che vuoi» rispose con ostentata noncuranza.
«Che voglio?Ma sei ubriaco forse? comunque devi venire subito in ufficio, indovina chi ti sta aspettando».
Solo adesso sembrava sovvenirgli il motivo per cui non rispondeva al telefono.
«L’hai chiamata tu?» gli disse con un tono un po’ risentito, quasi di accusa.
«L’avrei fatto sicuramente, ma non ce n’è stato bisogno. Non fare lo stronzo e vedi di sbrigarti».
«Ok, arrivo» “di già l’ha saputo quella strega”. Il caro socio che ostentava sicumera quando c’era da succhiar soldi ora se la stava facendo sotto.
Si alzò e si avviò verso l’uscita del parco. Ora poteva vedere il viso della bambina, ma non sembrava imbronciata, tutt’altro. Il viso era sereno anche se gli provocò una strana sensazione il fatto che guardasse fisso verso l’aiuola con i fiori.
«Cosa stai facendo?» le domandò d’istinto, quasi non rendendosene conto.
Lei mantenne lo sguardo fisso, drizzò un pochino la schiena come per non voler apparire scomposta e, senza voltarsi verso di lui, rispose: «Sto ascoltando».
La risposta lo lasciò sconcertato. Si sarebbe aspettato una frase tipo ‘guardo i fiori’, ‘la mamma mi ha sgridato’ o cose simili. La guardò un attimo e prosegui il cammino verso il cancello di uscita.
Appena arrivato sul marciapiede, il rumore del traffico, che solo un attimo prima era un leggero brusio di sottofondo, divenne un frastuono assordante, più di quanto ricordasse.
«TAXI» gridò mentre nella mente gli ritornava “sto ascoltando… ma cosa?”...
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chi riuscirà a leggere fino in fondo il primo capitolo avrà come premio, la prossima settimana,... il secondo capitolo!!!
 

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mercoledì, gennaio 26, 2005

"il  suono dei COLORI"   questo è il titolo che avete scelto.

perdonate l'assenza, ma ho passato più di qualche nottata in bianco e non per allegri giochi di letto.

a brevissimo inizierò a scrivere... vedremo cosa ne uscirà!

volevo ringraziare tutti i suggeritori di titoli e devo dire che alcuni sono veramnte interessanti.

non è escluso che ci sia in seguito qualche ripescaggio dato che alcuni mi stimolano non poco

grazie di nuovo

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giovedì, gennaio 13, 2005

 il racconto che avresti voluto leggere

il titolo

Ecco, nell’ordine in cui mi sono arrivati, i vostri titoli. Ora non avete che da scegliere quello che più vi piace… votate!
 
1)      LiquidaMente
2)      il suono dei colori
3)      Anche io avrei dovuto essere piu' importante
4)      farfalle nella pancia
5)      Il colore del buio
6)      Quando mi baci dentro
7)      L'errore di Dio
8)      Potevi dirmelo un'ora fa
9)      L'ultima sigaretta
10)  Morena ha perso il treno
11)  Quasi
12)  anche gli alberi si muovono
13)  Angeli allo specchio
14)  il guizzo
15)  focalizzare
16)  non fare la cresta
17)  Una nuova identità
18)  i graffi del cuore
19)  Accoccolata
20)  Il rumore dei pensieri
21)  Realtà dimenticata
22)  Vieni via con me
23)   SYSTEM FAILURE
 
Il numero dei titoli è nettamente superiore a quanto mi aspettassi, quindi vi do un po’ di tempo per pensarci.
Ovviamente, in caso di parità sceglierò io.
 

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sabato, gennaio 08, 2005

il racconto che avresti voluto leggere
 
è un po’ che stavo pensando di scrivere un racconto. Se mi avessero detto questa cosa qualche anno fa mi sarei forse messo a ridere, ma, fortunatamente, la vita ci dà modo di non essere sempre uguali a noi stessi e quindi eccomi qui con la voglia di scrivere. Visto che i fruitori di tale velleità saranno le anime pie che già mi leggono (sempre che continuino poi a farlo) ho deciso sarete voi a scegliere il titolo. Non già di racconto scritto, ma di un racconto ancora da scrivere: vi chiedo infatti il titolo del libro che avreste voluto leggere, quello che scrutando gli scaffali di una libreria sognavate di trovare ma non avete mai visto, il titolo che vi avrebbe fatto sicuramente comprare un libro anche se non conoscevate minimamente né l’autore né il contenuto.

Non voglio imporre una mia cosa da dire, desidero da voi l’input, il soffio di avvio di un qualcosa che sembra ancora non esistere, ma che già lega i nostri pensieri. Lasciate il vostro titolo dove più vi pare (commenti, messaggi, mail), dopodiché farò un post dove metterò ai voti quelli arrivati.

un grazie anticipato a tutti quelli che vorranno regalarmi il loro titolo

Postato da: esopensiero a 17:30 | link | commenti (39) |

 

 

 

 

lunedì, dicembre 27, 2004

tragedie

 

 

In questo momento di festeggiamenti sento il bisogno di esprimere parole di conforto per tutti quegli italiani, di cui ho visto validi rappresentanti intervistati in tv, che hanno avuto le vacanze rovinate dal maremoto nell’oceano indiano. Fa ancora più rabbia che certe cose accadano proprio in questi periodi, rattristando lo spirito natal-consumistico che tutti pervade: se proprio doveva accadere una catastrofe sarebbe stato meglio che non fosse stata in alta stagione turistica, in modo da non influire negativamente sulle già contratte economie occidentali. Fortunatamente ho sentito i tour operator affermare che confidano di far partire al più presto i vacanzieri che, se proprio non potranno sopportare il puzzo dei circa 12.000 morti stimati, verranno dirottati su altre mete comunque esotiche.

Mi spiace anche molto per tutti i vips già presenti in loco, che hanno visti vanificati i loro sforzi per riempire di tette e culi i rotocalchi e rallegrare le voyeuristiche sedute invernali dal parrucchiere.

Apprezzo inoltre lo sforzo dei vari tg che si sono concentrati giustamente sul triste aspetto vacanziero evitando la falsa retorica per i poveracci che sono periti nella tragedia perché tanto poveracci già lo erano prima di questo disastro.

E comunque più passa il tempo e più mi si gonfiano i coglioni... sarà l'età?

 

 

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martedì, dicembre 21, 2004

   buone feste!!!! 

 

 

 

 

 

 

 

 

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domenica, dicembre 19, 2004

QUINTA PROVA CONCORSO MISTER BLOG

 

Hai comprato il regalo di natale per la tua dolce metà, PucciPucci. Ti telefona un tuo amico, Gianselmo, quello che proprio non riesce mai a farsi i fatti suoi, e ti dice di aver saputo che anche PucciPucci ha un blog. Gianselmo, avendo tutti i giorni la possibilità di accedere al computer di PucciPucci conosce anche l'indirizzo del blog e non esita a comunicartelo.
Tu curioso, appena puoi, vai a leggere il blog, lì... fra i vari riferimenti, racconti, descrizioni... riconosci PucciPucci, però ti soffermi in particolare su un post di qualche giorno prima:

"Il mio rapporto non funziona più, non so se l'amo ancora e nel frattempo continuo a vedermi di nascosto con X."

Ora:

 

-          in 400 parole descrivi la tua reazione;

 

 

Oh cavolo! La situazione si mette male! Possibile che stia così rincoglionendo da non essermi accorto di nulla? Non solo, sono pure andato a comprarle il regalo! Darglielo a questo punto sarebbe un errore imperdonabile. Eppure prima d’ora mi sono sempre reso conto quando una donna si stava innamorando di me riuscendo a fuggire prima che diventasse smielata e appiccicosa. Invece oggi mi ritrovo qui davanti ad un cazzo di pc con un pacchettino in mano mentre scopro che PucciPucci comincia ad avere dubbi sul rapporto col marito. ATTENZIONE ALLARME ROSSO! Magari domani apro la porta e me la trovo con la valigia in mano che mi dice sorridente: “amore, ho avuto il coraggio di lasciarlo ed ho deciso di venire a stare da te!” AAARGHH! Stare ore davanti al pc deve avermi arrostito il cervello. Ma è davvero possibile che non abbia avuto alcuna sensazione di cosa si stava tramando alle mie spalle? Certo la frase non dice molto, ma se una donna afferma: “il mio rapporto non funziona più” è perché ne ha già puntato un altro. Oddio, ho la pelle d’oca mi sento strano. Calma, niente panico, cerca di ragionare. Forse si può ancora recuperare. Eppure se siamo arrivati a questo devo averla in qualche modo incoraggiata: le ho mai detto “ti amo”? no, non è successo; sono stato gentile e servizievole? chi, io??; l’ho tempestata di sms romantici? ma quando mai; le ho dato sempre ragione? non litighiamo solo se scopiamo; l’ho trattata con delicatezza e guanti bianchi a letto? ci mancherebbe! l’ho accompagnata a fare shopping? deve prima passare sul mio cadavere; le ho parlato male del marito? è un sant’uomo… ma allora dove cazzo ho sbagliato? Un momento, ma certo! Su un solo punto ho ceduto con lei, ma l’ha subito preso come una debolezza. “se ha ceduto una volta, posso farglielo fare di nuovo” deve aver pensato in quella subdola testolina mentre mi diceva teneramente “ti prego caro, chiamami PucciPucci, mi piace tanto ed è l’unica cosa che ti chiedo…” sono troppo buono! Ora un po’ di telefonate:

 

-          ciao Gianselmo, volevo dirti una cosina: se riveli a Carla o chicchessia che io so del suo blog ti strappo quella linguaccia biforcuta e mi ci faccio una cravatta!

 

-          Carla cara, per queste feste non ci possiamo vedere: ho vinto un viaggio alle Maldive torno dopo la befana, forse.

 

 

-          posta o linka la foto del regalo che hai comprato scrivendo cosa decidi di farne.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-          Cristina carissima, come stai? Lo so, è un po’ che non ci sentiamo, ma ciò non significa che tu non sia nei miei pensieri. Sai, questo pomeriggio ero in giro per negozi ed ho visto una cosa che sembrava fatta apposta per te: non ho saputo resistere! Se ti va potremo cenare insieme così te la faccio vedere…

 

 

                                http://misterblog.splinder.com/

 

 

 


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giovedì, dicembre 16, 2004

sorrida prego...

3^ parte

 

 

 

  accoccolata - sognando...

 

 

 

 

 

 

rosso relativo -  quasi...   

 

 

 

 

 

 

  cassandra78 - osare... e mangiare!

 

 

 

 

theron - reverse...   

 

 

 

 

 

    maya desnuda - veli in dissolvenza

 

 

 

 

 

 

morena - estrema sensazione   

 

 

 

 

si conclude qui la prima serie di "ritratti" emozionali. prima serie perché, come premesso, non sono riuscito a trovare tutte le foto volute, ma questo non significa che non stia ancora cercando!

 

 

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lunedì, dicembre 13, 2004

sorrida prego...

2^ parte

 

 

 

 

NicDwaRazy - copiosa ricercatezza

 

 

 

 

 

 

freemorpheus - welcome to my world!!!!!    

 

 

 

 

 

   Ellie - contact con l'olimpo...

 

 

 

 

 

 

 

 

stella74 - sex & fashion   

 

 

 

 

 

 

 tittyna - voglio volare!

 

 

 

 

continua...

 

 

 

 

 

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